Titolo: Giovanni Bonazza
Categoria: Sculture
Descrizione: Giovanni Bonazza
(Venezia 1654 – Padova 1736)
Testa di Attila
Marmo, cm 36,5 x 26
Iscrizione: «ATTILAS FLAGELLUM DEI»

Bibliografia di riferimento:
Dal Medioevo a Canova. Sculture dei Musei Civici di Padova dal Trecento all'Ottocento, a cura di D. Banzato, F. Pellegrini, M. De Vincenti, Venezia 2000, schede 90 e 91.

SCHEDA:

Questo rilievo di forma ovale in marmo si collega a una serie di medaglioni conservati al Museo Civico di Padova e provenienti dal convento di San Giovanni di Verdara dove, all’inizio del Settecento, Ascanio Varese, superiore del cenobio, aveva raccolto una straordinaria collezione di dipinti, sculture, medaglie, gemme e avori . I più spettacolari sono senza dubbio i due rilievi raffiguranti Attila e Ezzelino da Romano: assai ragguardevoli tanto per dimensioni (misurano 68 x 50 cm) quanto per qualità esecutiva, furono attribuiti a Giovanni Bonazza già nella prima metà del XIX secolo . Vi sono poi quattro rilievi di dimensioni più ridotte raffiguranti coppie di personaggi in profilo . Il Museo conserva inoltre oltre settanta rilievi, le cui dimensioni, in altezza, variano fra i 19 e i 29 cm; in ragione della sommarietà esecutiva questi vengono riferiti alla bottega dello stesso Bonazza .
Lo scultore, nato a Venezia nel 1654, dovette iniziare la propria carriera artistica all’ombra di Giusto Le Court (1627-1679), protagonista assoluto della scultura lagunare nel corso degli anni settanta. Al barocco drammatico e fortemente chiaroscurato del fiammingo si ispireranno a lungo le opere del Bonazza che, trasferitosi a Padova nel 1697, non avrebbe interrotto i legami con Venezia, qui nel corso del primo decennio del Settecento, lo scultore avrebbe partecipato alla realizzazione del Monumento Valier per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.
Il marmo qui discusso riprende in controparte lo schema compositivo di quello del Museo di Padova, sostituendo alla scritta ‘Attila Hunnorum Rex’, quella ‘Attilas Flagellum Dei’. L’iconografia di Attila può contare su una serie di placchette rinascimentali nelle quali le fattezze quasi animalesche del re degli Unni - respinto nel 452 alle porte di Mantova da papa Leone Magno - sembrano derivare dalle teste antiche del dio Pan . Giovanni Bonazza dovette partire proprio da questi modelli per elaborare la propria originale interpretazione del soggetto. La collezione dell’Abate Varese rappresenta la testimonianza più significativa della fortuna di questi rilievi raffiguranti personaggi illustri, la cui diffusione, a giudicare dalle altre versioni di alcuni dei rilievi padovani che sono state identificate, dovette essere notevole. Philippe Malgouyre, ad esempio, ha pubblicato due medaglioni del Musée Calvet di Avignone (inv. 998.1.98; 9981.99, 39 x 32 cm), uno dei quali raffigura Adaloaldo e Teodolinda e riprende, su scala minore, quello di medesimo soggetto del Museo di Padova. Anche il secondo rilievo di Avignone raffigurante i re d’Italia Ugo e Lotario costituisce la seconda versione di un rilievo di Bonazza che si conserva alla Walters Art Gallery di Baltimora .
Senza dubbio l’Attila dovette essere una delle composizioni di maggior successo di Bonazza: oltre a quella monumentale del Museo di Padova e a quella qui esaminata, esiste un’ulteriore versione di modesta qualità (come la nostra in controparte rispetto a quella maggiore), conservata anche questa nelle collezioni del Museo Civico di Padova. Assegnata da Guerriero alla bottega dello scultore, non se ne conosce la collocazione originaria .
Il marmo qui discusso non raggiunge l’eccezionale livello qualitativo del rilievo padovano di dimensioni maggiori, ma appare decisamente superiore al secondo Attila padovano. Una circostanza che appare evidente considerando i caratteri esecutivi di quest’ultimo marmo quali la barba resa in modo compendiario e disordinato o anche le accentuazioni grottesche della fisionomia, fortemente banalizzate e prive di coerenza formale nella difficoltà a rendere convincentemente la tridimensionalità di vari particolari (del tutto indicativo da questo punto di vista un dettaglio come la bocca con i denti ferini). Di contro, il rilievo qui esaminato presenta efficaci termini di confronto, anche dal punto di vista esecutivo, con i quattro medaglioni con coppie di personaggi già citati per i quali Guerriero ha suggerito una collocazione cronologica leggermente più avanzata rispetto a quella dell’Attila e dell’Ezzelino, databili al primo decennio del Settecento . Se questi due ultimi rilievi sono infatti caratterizzati da un modellato fortemente risentito e chiaroscurato che rimanda ancora alla cultura figurativa di Giusto Le Court, i medaglioni con le quattro coppie di personaggi, così come l’Attila qui esaminato, si segnalano per una modulazione più tersa e pacata delle superfici ed un minor risalto plastico, elementi che potrebbero quindi suggerire una fase più avanzata nel percorso del Bonazza.

Andrea Bacchi
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